Velluto fresco!
Buongiorno cari eno-lettori e ben tornati dalle ferie (siamo a inizi settembre, per chi non l’avesse capito…) e stiamo per conoscere il Sauvignon di Ferlat – 2021.
Oggi con la nostra voglia di viaggiare siamo di nuovo in Venezia Giulia, nel Collio, recisamente nella zona di Cormons (GO), bella cittadina di stampo asburgico contornata da piccoli e caratteristici borghi sul confine con la Slovenia, dove è poca la distanza tra monti e dal mare.
Il Collio è un inno alla natura, dove il turista può trovare accoglienza e ristoro in agriturismi, locande, cantine, trattorie e botteghe del vino… ma anche l’alternarsi castelli, chiese solitarie, borghi, leggende e poesie in lingue diverse ( viste le diverse influenze culturali).
Il nome Cormons, in particolare, rimanda nell’antichità, ai mitici Galli Carmones o Carmonenses.
Nel 1910, l’imperatore d’Austria-Ungheria Francesco Giuseppe concede a Cormons, già sede della dogana del brulicante confine tra l’Impero austro-ungarico e l’Italia, il titolo di città. Ne riconosceva così l’importante influenza strategica e la crescita economica.
Oggi siamo con Massimiliano, “Micio” per gli amici, uno che di viaggi se ne intende… e parecchio anche!
Chiediamogli cosa ci può dire di questo famoso “Collio”… e della città di Cormons…
Massi: «Siamo circondati da 1500 ettari vitati, tra boschi e colline, dove la natura e l’agricoltura sono protagonisti del territorio… Cormons ne è la capitale con il suo centro storico che vale davvero una piacevole passeggiata. Meta molto apprezzata da chi ama unire la bellezza del paesaggio alla curiosità di degustare ottimi vini. Lo stile di vita da queste parti è legato alla terra, alla sua storia e alla sua gente.
La coltivazione della vite nel Collio ha origine antichissime, risalenti all’epoca romana. La produzione dei vini intorno alla metà del terzo secolo».
Hai qualche curiosità locale Massi?
«Certo, a Cormons, in piazza 24 Maggio, c’è la statua del Lanciasassi, che rappresenta un ragazzino muscoloso nell’atto di lanciare delle pietre, opera del celebre scultore Canciani. Altra curiosità: secondo un’antica credenza tra le rovine della Rocca di Cormons si nasconderebbe una mappa del tesoro con avvolta all’interno una chiave. E questi oggetti permetterebbero di ritrovare le ricchezze di un crociato partito per la Terra Santa e mai più tornato.»
Un territorio che invoglia alla visita… il microclima, assolutamente unico per ventilazione ed escursione termica, si sposa perfettamente con la “ponka“, il caratteristico terreno del Collio, ideale per la coltivazione della vite.
In questo panorama fantastico si trova l’Azienda Ferlat, al cui comando sono due giovani viticoltori friulani che coltivano circa 7,5 ettari con i metodi dell’agricoltura biologica.
Ci piace pensare che Il concetto base che anima questa azienda è quello della ricerca e della produzione di vini con una spiccata personalità, riconoscibili e maturi.
Abbiamo scelto il Sauvignon di Ferlat – 2021 che è derivato da due vendemmie distinte: una precoce per il clone francese a grappolo compatto (parte più verde/barbatelle francesi giovani) ed una più tardiva per il clone italiano a grappolo spargolo (parte più matura).
La limpidezza e il colore bellissimo (un giallo paglierino che ricorda l’oro 17 K nel bicchiere) sono un invito esplicito alla degustazione…
Dai Massi, sentiamo i profumi… che ne dici?
«C’è una complessità (varietà) di sentori: di frutta (melone bianco, pesca bianca, mora di rovo) o erbacei ( fieno secco come nei cespugli quando eri bambino) o fiori (mi sembra sambuco)… ma è sicuramente un vino “gattoso” (come caratteristiche varietale nel senso buono del termine). Vi sfido a provare autonomamente!»
All’assaggio è un vino secco e di corpo (con una buona struttura), con una freschezza (acidità) abbastanza spiccata.
La sapidità non è molto marcata e la boccata finale lascia un lieve dolcezza finale.
Assolutamente consigliato agli amanti del Sauvignon.
Finiamo con il commentare la persistenza infinita e l’equilibrio fuori dal comune di questo Sauvignon di Ferlat - 2021.
Massi vuoi aggiungere qualcosa?
«Ritrovo quello che ho sentito al naso anche sul palato… è come avere in bocca una Fruit Joy “viola”… una finezza che abbaglia!»
Grazie Massi micio… Prezioso per Noi del blog come sempre!
Abbinamenti
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Le rapide del gusto
Spettabili amanti del buon bere, oggi andremo ad assaggiare Roberto Garbarino – Le Rapide metodo classico Alta langa DOCG Millesimato 2019.
Spettabili amanti del buon bere, in questo periodo estivo vorremmo portarvi con la fantasia in un bellissimo luogo, in un paese dove si avvicendano ricordi e storia, fascino di antiche chiese e silenzi dettati da saggezza misteriosa, rotti a malapena dal rumore dei trattori che lavorano alacremente nei filari.
Oggi ci accompagna in questo nostro peregrinare il mitico Paolo (detto dagli amici “Pres”), personaggio importante ma umile e curioso come noi…
Chiudendo gli occhi siamo quindi giunti in provincia di Cuneo, a Neviglie… Un piccolo comune delle Langhe occidentali a 9 km da Alba.
Un po’ invidiamo questi quasi 400 abitanti per questo paesaggio collinare intriso di tranquillità e di cultura enologica…
Terre da sempre contese da vari feudatari e si può capire il perché.
Ci troviamo tra le terre del moscato, barbera e dolcetto ma grazie ad inverni non troppo rigidi, nonostante l’altitudine, e da estati fresche, le vigne godono di un clima fresco e asciutto, contesto climatico perfetto per produrre spumanti eleganti e dal carattere deciso.
Quello che faremo oggi è degustare uno spumante che non ti aspetti.
La sorpresa che ti arriva diretta e ti toglie le parole: stiamo parlando del metodo Classico Roberto Garbarino - Le Rapide.
Quest’azienda è il frutto di un sogno dei fondatori di produrre uno spumante in una terra di vini rossi.
Ragazzi giovani fuori dalle mode e con l’idea di innovare (sempre nel rispetto del territorio).
«Pres che ne dici di questo preambolo? Ti trova d’accordo?»
«Alla grande! Vorrei aggiungere semplicemente che sono curioso e nel contempo affascinato da questa voglia di fare qualcosa di diverso pur mantenendo un fil rouge con la terra!»
E allora partiamo a degustare questo metodo classico Roberto Garbarino – Le Rapide, un Alta langa DOCG Millesimato (bella pure l’etichetta a nostro avviso).
Lasciamoci catturare dal potere della bolla!
Un vino di una limpidezza, un colore (giallo tenue con riflessi verdognoli) ed un perlage (ovvero: l’insieme delle bollicine…) veramente accattivanti…
Una bollicina che si espande nel bicchiere a contatto con l’aria…
«Che dici Pres?»«Una piscina di bolle in cui tuffarsi!»
Lo portiamo al naso e cerchiamo di assimilare tutte le sensazioni possibili.
Di buona intensità e complessità da vendere.
Spaziamo dalla mela verde, pesca bianca Saturnina (avete presente quelle non pienamente mature?) ai sentori di erba appena tagliata, al profumo primaverile delle siepi di gelsomino…
«Lo assaggiamo?»
«Sarebbe ora!»
Una boccata molto piena all’inizio che poi lentamente cala, grande freschezza (la salivazione in bocca è lunga), parecchio minerale.
«Un‘armonicità che ti prende... insomma le rapide di questo vino le si trovano anche nel gusto e sono anche del gusto e nelle emozioni che sa dare!»
Abbinamenti
Dentice al forno con patate, risotto al Coregone o capesante in padella.
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Che camuna!
Oggi spazieremo con la mente e col palato degustando un Metodo Classico Brut del 2021 di Monchieri, in un territorio che non ci si aspetta normalmente per una bolla…
Losine (Lúden in dialetto camuno) è un piccolo comune di 584 anime nella provincia di Brescia. Situato nella Val Camonica ai piedi del monte Concarena ed è attraversato dal fiume Oglio.
Oggi sarà con noi in questo viaggio eno-fantastico un altro nostro amico: “il Cavaliere”, all’anagrafe Alberto, che di vino e territori se ne intende!
Ma prima… due parole sul territorio!
La viticoltura Camuna ha una lunga tradizione: in epoche passate, grazie alla matrice prevalentemente calcarea dei terreni e all’esposizione favorevole dei versanti, si potevano contare fino a 2.000 ettari di superficie vitata.
Dopo decenni di marcato declino, negli ultimi anni, grazie al sostegno e all’assistenza tecnica della Comunità Montana di Valle Camonica, della Provincia di Brescia e al fondamentale coordinamento del Centro Vitivinicolo Provinciale, si è assistito ad un effettivo recupero della viticoltura di montagna.
Un sempre più consistente gruppo di produttori si è impegnato in una capillare opera di mantenimento e di riconversione dei vigneti rimasti, giungendo nel 2003 al riconoscimento dell’IGT – Indicazione Geografica Tipica per i vini Camuni.
È il regno dei vitigni di Merlot, Marzemino e Chardonnay…
In questo contesto si colloca la cantina fondata nel 2008 dalla famiglia Monchieri.
Già la vocazione innovativa mirata a ridurre l’impatto ambientale è degno di nota; si pensi per esempio all’edificio costruito con materie prime e legnami locali, con sistema di risparmio energetico, che sfruttano l’acqua piovana…
La sfida nel recuperare territori abbandonati con una viticoltura e tecniche che portino a una proposta di vini che rispecchino i profumi ed i sapori del territorio stesso, completano la composizione del quadro che vi proponiamo.
«Cav, che dici? Non sei curioso di scoprire cosa berremo oggi?»«Certo che si, questa zona la conosco in realtà per lavoro ma non per i vini…»
«Versiamoci allora questo metodo classico Brut Monchieri chardonnay 100%»
La limpidezza è quella di un ruscello di montagna con un bellissimo colore giallo paglierino scarico, ma con una bollicina sottilissima e diffusa in tutto il bicchiere…
Portiamolo al naso…
Che intensità, e che varietà di aromi…
Fruttato con sentori di mela verde e litchi, abbastanza minerale (ricorda la grafite della punta della matita!), ma sentiamo anche profumi di erba bagnata!
Cavaliere: «…Il temporale sul lago!»
Alla bocca è freschissimo con una salivazione che pervade tutta la bocca, ma anche secco e un po’ sapido.
Di grande intensità e persistenza e “potentissimamente” equilibrato !
Un vino pronto da bere e di una grande armonia|Pòtà l'è bù!
Abbinamenti
Crostini con acciughe del Cantabrico o cotiche con i fagioli
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Un tuffo nel lago d'Iseo
Cari compagni di viaggio, oggi degusteremo un De Gaioncelli – Brut Satèn 2019. Saremo infatti con la mente e la fantasia in Lombardia, a sud del lago d’Iseo (BS).
In quell’anfiteatro che ospita le dolci colline moreniche del Sebino, fino al 1928 si trovavano i borghi di Colombaro, Borgonato, Timoline e Nigoline, anno in cui si unificarono sotto un unico nome, dando origine al comune sparso di Corte Franca.
Le quattro frazioni tutt’ora mantengono ben salda la loro identità, e ciascuna di queste conserva nel proprio territorio diverse testimonianze storico-culturali.
La storia di questi centri abitati è molto antica e si intreccia fortemente con il territorio in cui sono inseriti.
Tra il XV e il XVI secolo, sotto il dominio della Repubblica di Venezia, si ebbe un forte sviluppo dell’agricoltura e, con essa, la viticoltura.
Si tratta di una condizione pedoclimatica (che riguarda cioè le condizioni del suolo e del clima) ideale per la nascita e lo sviluppo della vite, in un luogo dove nel tempo è avvenuta la trasformazione della Franciacorta da zona di produzione di vino bianchi e rossi alla terra delle famose bollicine che tutti oggi conosciamo.
Se continuiamo a pensare, chiudendo gli occhi, alle dolci colline ed al fresco venticello serale allora siamo sicuramente giunti a destinazione…
Bene, come avete capito siamo quindi arrivati virtualmente nella bellissima Franciacorta e precisamente nel comune di Corte Franca e andremo a parlare dell'azienda De Gaioncelli.
Fatta di persone che hanno fatto della passione e della conoscenza del territorio la formula giusta per produrre vini veri, vini che esprimono le giuste emozioni a chi degusta.
Oggi ci accompagna un ospite d’eccezione: il maestro Maurice, persona di grande spessore che sa un aneddoto più del diavolo!
Oggi degustiamo uno stupendo metodo classico De Gaioncelli – Brut Satèn 2019…
Maurice, che dici ? Cominciamo?
«Alla grande!»
Versiamolo allora… ci appare subito qualcosa di inconsueto, un vino di un colore giallo paglierino scarico… ma di una lucentezza particolare, come la “luce del neon calda”.
« …tipo cedrata Tassoni., con queste bollicine così fitte…»
Ottima osservazione, ragazzo!
Ma che mi dici dei profumi che sprigiona questo calice?
Una complessità notevole all’olfatto.
Passiamo dai sentori di frutta come la pesca nettarina, albicocca ( anche i nostri marusticani), i fiori (timo, limone) al profumo di erba un po’ essiccata che dà quella nota erbacea… Intrigante!
Ma una cosa ci ha colpito inaspettatamente…
quel sentore salmastro (di lago insomma) in senso positivo ovviamente.
Che dice maestro?
«Mi sembra di essermi tuffato nel lago d ‘Iseo».
Che sorsata… una salivazione a 100 (sinonimo di freschezza), secco, sapido e con una piacevole nota amarognola finale un vino assolutamente equilibrato e persistente!
Maurice esulta: – «molto persistente!».
Un vino che possiamo tranquillamente definire armonico… un vero vino che ci fa assaporare il territorio da cui nasce!
Abbinamenti
Brodetto di pesce alla vastese o spigola all’acqua pazza
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Metodo classico di montagna
Oggi degustiamo questo Trento DOC brut nature 2018 di Marco Tonini metodo classico direttamente dalla nostra Vallagarina, la porta del Trentino.
Un anello di congiunzione tra territori e culture diverse, pianura e montagna, civiltà italiana e mitteleuropea.
Una terra dove non sai se guardare i castelli o le colline coltivate a vite, e dove la cultura si mischia alla storia in un fascino notevole.
In questo viaggio nel vino e nella fantasia di oggi ci accompagna il nostro amico Michele, Mitch per gli amici.
Lui è un neo ingegnere che ha la brutta abitudine di bere bene ed avere un padre e una madre che gli hanno trasmesso una certa passione per il “buono” della tavola.
Visto che si è appena laureato si è preso un po’ di tempo per accompagnarci.
Allora, bando alle chiacchiere e andiamo alla scoperta di questo di questo vino.
Ricordiamoci che un buon vino è sempre il riflesso del suo produttore.
Marco Tonini è un personaggio, una persona di quelle vere, di quelle ammanettate al territorio.
Molto amico della famiglia Letrari, noti produttori di vino del Trentino, quando lo cerchi per comprare il vino o per andare a fare la visita in cantina, non lo trovi mai.
Quindi, provi e riprovi a telefonare…
Alla fine quando lo riesci a trovare, lui ti dice «Se sono in vigna non rispondo al telefono» (giustamente aggiungerei)!
Beh, di sicuro lui la passione per quello che fa la esprime in tutti i mdi possibili.
Il Trento DOC in generale è una delle bollicine italiane che preferisco.In particolare questo Brut Nature è un 70% Chardonnay e un 30% di Pinot Bianco (abbastanza inusuale per la vinificazione delle bollicine italiane).
Mi colpisce subito perché è un è un vino con un colore bellissimo giallo paglierino dorato intenso che mi ricorda un po' quei vini francesi passiti tipo i Sauternes, anche se ovviamente non lo è.
La somiglianza è solamente riferita a quel colore che hanno i vini passiti.È veramente piacevole guardarlo.
Mitch vedi questa a bollicina, questo perlage, molto fine e molto persistente?
Insieme al colore mi fa proprio venire voglia di assaggiarlo.
Però ovviamente, quando esploriamo un vino, l’altra cosa che vogliamo sentire sono i profumi che questo vino si porta dal territorio, dalle lavorazioni, dalla concezione che il produttore ha del vino che realizza.
Se lo andiamo ad “annusare” (passatemi il termine” questo vino è praticamente un incrocio fra l’agrume e la collina sul mare… ed è quello che mi ricorda, nel senso… è un connubio intenso fra una mineralità marina ed un agrume!
Lo sento anche un un po' mieloso.
Se lo assaggiamo (finalmente!) è bello secco.
Ovviamente è un dosaggio zero (ovvero la percentuale di zuccheri è molto bassa o tendente al nulla quindi è molto secco già in partenza), ma non è affatto fastidioso.
È molto fine con un ottimo equilibrio e una gran persistenza (cioè lo sentiamo per un po di tempo sul palato).
Veramente un vino piacevole da bere, di quelli che ne bevi uno leveresti altri 10 bicchieri (si fa per dire, non bisogna mai esagerare ovviamente).
Il nostro compagno di viaggio, amici, non sta dicendo assolutamente niente perché si sta gustando il suo vino e se lo sta bevendo facendosi un viaggio mentale nelle colline Val di Isera nel mezzo di questi vigneti e questi borghi e castelli.
Magari pensando a Marco Tonini nelle vigne che mette tutta la cura e la passione possibile nel proprio vino (che poi noi ritroviamo nel bicchiere).
Lui mette la passione nel produrlo e noi la mettiamo nel degustarlo!
Ecco, adesso ha finito di bere e mi dice con uno sguardo appagato «Questo vino è nelle mie righe» che è la frase tipica di Michele.
«Visto che è quasi ora di pranzo cosa mangeresti mentre lo degusti?»
Che dire, a noi vengono alla mente i canederli alla trentina!
Attenzione, sembra un piatto un po’ scontato ma non lo è assolutamente.
Amici, Mitch mi sta guardando e mi dice «con questo vino si che mi piacciono».
E se lo dice lui, che non è un amantissimo, l’abbinamento effettivamente ci sta.
Alla prossima e buone degustazioni a tutti
Il nostro compagno di viaggio, amici, non sta dicendo assolutamente niente perché si sta gustando il suo vino e se lo sta bevendo facendosi un viaggio mentale nelle colline Val di Isera nel mezzo di questi vigneti e questi borghi e castelli.
Magari pensando a Marco Tonini nelle vigne che mette tutta la cura e la passione possibile nel proprio vino (che poi noi ritroviamo nel bicchiere).
Abbinamenti
Canederli alla trentina
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Ne berresti altri 20 bicchieri
Korsic – Friulano – 2021. Giasbana, Jazbine in sloveno. Il cuore del Collio. Come in un film, pronunci queste parole e in automatico ti trovi catapultato in questa terra fuori dal coro per degustare questo fantastico vino.
Colline ricoperte da talmente tante vigne da farti stordire e non sapere più dove guardare di preciso.
È in quel momento che ti si avvicina Betin, un vecchietto ricurvo che sembra essere uscito da un film, e ti dice «Qui c’è un suolo strano, composto da ponca...»
Ma cos’e la ponca?
È un terreno che tra le mani si sbriciola rivelando minuscoli fossili che nutrono e arricchiscono le viti donando ai vini tutta un’altra serie di cose che li rende unici, risponde Betin.
«Ma… cosa si beve qua?»
Il ciglio di disappunto mi fa capire che ho sbagliato domanda, ma la fierezza di chi abita questa terra supera l’ ingenuità dell entusiasta!
«Il Friulano!», risponde Betin!
Che è da sempre il vino dei friulani e del Friuli Venezia Giulia: «Chiedete un tajut e vi verrà offerto un bicchiere di Friulano.»
Una volta era Tocaj… poi quella signora là, nel 1600, l’ha portato in Ungheria e poi… va beh.. (ovvio che sappiamo tutti la battaglia del nome tra Friuliani e Ungheresi che ancora oggi lascia l’amaro in bocca).
Anche perché in un posto come questo «con Distese di viti, un posto tranquillo… sembra disegnato» (come mi ha fatto notare il mio amico Cristiano) non può che sgorgare un vino dalle grandi aspettative, di equilibrio e di armonia.
Ma Betin, chi sono questi Korsic?
«Gente vera, gente che da generazioni fa viticoltura… ma quella seria, del territorio!»
Lo vogliamo assaggiare sto Friulano dei Korsic?
«Cun plase!» dice Betin.
E allora prendiamo questa bottiglia di forma strana che ha reso possibile un minor consumo di vetro e sughero.Si può avere attenzione sempre per queste cose!
Mettiti qua davanti a queste colline, il sole che ti riscalda appena appena in un pomeriggio di inverno, con quella luce e quel silenzio di una natura in stand by…Ascolta il vino che invade il bicchiere… Assapora anche questo rumore, fatto di poesia e di suoni.
Betin, guarda che colore! Ti piace?
Questo giallo paglierino che è un po’ come questo sole di oggi un po’ scarico...
E gli archetti li hai visti?
Fa girare il calice e vedi se ci sono… Dicono che ti mostrino la consistenza del vino se sono ravvicinati e scendono lenti.
Io li vedo, ma tu mi dirai che non avresti avuto bisogno di questo per dirmelo …
Lo annusiamo?
Accidenti che intensità di profumi e quanti ne sentiamo! Sicuramente quindi è un vino olfattivamente complesso.
Dalla frutta bianca (pesca bianca e bergamotto) alle note erbacee (fieno secco soprattutto), ma anche miele e mandorla.
Se poi attendiamo che il bicchiere sia quasi vuoto, riusciamo a sentire le sensazioni piu vere di questo vino.
Queste emozioni le troveremo anche nel gusto?
Assaggiamo…
Lo sentiamo caldo, secco, anche un po‘ sapido e dopo un po’, spunta anche la mineralità (il terroir di questo vino emerge).
Buona l’acidità (ti fa salivare detto in gergo semplice).
Il Friulano di Korsic, è un vino che persiste in bocca.
Vero Betin?
Certo! E Bevi il Friulan quando non s’è fredo!
Grazie dell’indicazione!
Tutti i profumi li troviamo al gusto… insomma un vino da berne più e più bicchieri...
Abbinamenti
Frico, pesce d’acqua dolce in guazzetto, sarde in saor.
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La nobiltà nel bicchiere
Buongiorno a tutti quanti e ben ritrovati insieme a noi in questo nuovo appuntamento con i nostri viaggi eno -fantastici, questa volta per incontrare Villa Cordevigo Bianco di Villabella.
Se volete sapere dove ci troviamo oggi, vi chiedo di chiudere gli occhi e pensare ad una villa nobile del 700 circondata da ettari di vigneti, sentire quella brezza leggera di una giornata di primavera sul viso e la pace e la quiete della natura.
Allora, con la fantasia, siamo volati nella zona del Bardolino in Veneto e stiamo guardando la sede della cantina Villabella, produttrice del vino che gustiamo oggi… Villa Cordevigo bianco.
Come sempre, non affrontiamo un viaggio degustato, senza un amico fidato al nostro fianco!
Oggi è con noi Mr. Marmotta , il sig Daniele.
Dan è un consumatore quali-quantitativo d'eccellenza quindi saprà sicuramente darci qualche spunto interessante!
Siamo sulle colline moreniche che degradano sul lago di Garda ed il vino che degustiamo è un bianco notevole.
Il terroir è diverso dalla media (mappale?) della provincia di Verona…
Che ne pensi Dan? Scatteresti una foto a questi vigneti? (sì, perché sappiate che il nostro compagno di viaggio e un appassionato fotografo).
Assolutamente sì, vero?
Ok, allora prendiamo questo bel calice e usiamo l’obiettivo biologico!)
Intanto parliamo delle uve che hanno generato questo vino: le bacche di Garganega incontrano quelle del Sauvignon Blanc (uno dei miei vitigni prediletti), provenienti da agricoltura biologica nel pieno rispetto della natura e del territorio.
Andremo a sentire l’esplosione dei sensi dentro questo calice!
Dan sei ancora dei nostri o stai pensando alle foto?
Ok, vi assicuro che è pronto a degustare!
Riscopriamo il concetto della limpidezza guardando nel bicchiere!
Il colore è un giallo paglierino dorato molto accattivante.
Il tuo occhio fotografico cosa dice?
Sei pronto Dan? Usa anche il tuo olfatto e dicci cosa senti…
Sento un’intensità di profumi notevole e con la frutta in primo piano (albicocca sotto spirito soprattutto), ma anche vaniglia e miele.
Una bella potenza di profumi pur mantenendo un grande equilibrio!
La salvia del Sauvignon gli conferisce anche quel tocco di aromaticità che completa il quadro.
Se finalmente proviamo ad assaggiarlo, il viaggio entra nel vivo…
Un gusto pieno e una bella consistenza al palato. Secco e con una buona acidità piacevole in bocca (fresco, nel gergo del vino), una mineralità finale che gli conferisce un leggero gusto amarognolo anch’esso tutt’altro che fastidioso.
Insomma un vino molto persistente ed equilibrato che stimola a riassaggiarlo ancora e ancora…
Dan, cosa te ne pare di questo Villa Cordevigo Bianco 2018 di Villabella?
Niente… abbiamo perso Dan.
Per alcuni amici, i viaggi eno-fantastici sono più lunghi ed intensi che per altri!
L'armonia e il territorio sono in questo bicchiere… dai Andre riprenditi dall’estasi!
Abbinamenti
Ideale con la cucina a base di pesce, si abbina bene anche con le preparazioni a base di carne bianca. Da provare con il roast beef di tacchino.
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Sgrassatore seriale
Oggi siamo in Valle d’Aosta e assaggiamo questo vino speciale che possiamo definire sgrassa store seriale. Les Cretes – Fumin – 2020. Dopo capiremo perché.
Siamo con il nostro amico Doc che ci accompagna in questo viaggio eno-fantastico!
Lui è un Trentino Doc quindi vi chiederete che cosa possa fare con noi?
Il Doc ama il vino come noi. È la stessa passione che ci accomuna!
La storia della Valle d’Aosta è ricca, sfaccettata, affascinante e varia.
Ogni parte della storia trova un ricordo tra i vari monumenti che si possono vedere sul territorio.
Tra questi, la Valle d’Aosta conta sicuramente un numero rilevanti (quasi 120) di fortezze legate a diverse età storiche, tra cui è possibile trovare alcuni tra i castelli più belli.
Questi affascinanti manieri sembrano formare un tutt’uno con la natura che li circonda, rendendo il paesaggio ancor più suggestivo.
Sarà anche la regione più piccola d Italia ma è sicuramente quella più fortificata (anche d‘Europa).
Les Cretes è una cantina votata al territorio, che sa prendere e trasmettere da esso il valore e la storia enologica… e non solo!
Doc, che ne dici di questo preludio, di questo territorio?
Non ti fa tornare indietro all epoca dei feudi e della vita a castello?
In questo contesto occorre collocare questo vino… Il Fumin di Les Cretes è uno di quei rossi autoctoni e poco conosciuti (nessuno se lo ricorda mai) che negli anni settanta aveva addirittura rischiato l’estinzione.
Mi risulta che furono proprio Les Cretes, nel 1993, a vinificare per la prima volta in purezza un Fumin, contribuendo in maniera decisiva al suo rilancio .
Sicuramente una scelta coraggiosa che, secondo il nostro parere, è stata artefice di successo.
Il Les Cretes - Fumin - 2020 è un vino importante per la Valle d'Aosta.. di quelli che andrebbero riscoperti in ogni regione!
Il nome Fumin deriva dal color grigio fumo dei suoni acini, ricchi di pruina.
(Qualcuno dice anche dalla parola affumicato?)
Nasce sui bellissimi vigneti con un’esposizione a Nord/Ovest e Sud e a un’altitudine di 650 metri sul livello del mare con forti pendenze (ci immaginiamo il versante ricco di vigneti bagnati dalla luce del sole!).
Qui le escursioni termiche fra il giorno e la notte la fanno da padrone e sviluppano quegli aromi e quella freschezza che ritroviamo nel calice…
Si, perché l’acidità derivata da questa escursione termica determina freschezza nel vino.
Ma bando agli indugi… Doc, prendiamo il bicchiere e buttiamoci nella mischia!
Cosa te ne sembra?
«Mi sembra il nostro Teroldego giovane»…
In effetti questo colore impenetrabile rosso rubino ce lo ricorda…
Grazie Doc! Sempre sul pezzo! A noi Emiliani ricorda invece il colore dei sugoli!
Se proviamo a spingere le nostre narici sopra al calice sentiamo un profumo intenso e riusciamo sicuramente a distinguere nettamente alcune cose…
Sicuramente spiccano sentori di frutta come prugna “marmellatosa” o ciliegia sotto spirito, ma anche profumi vinosi (come quando eri piccolo e il nonno imbottigliava il vino a casa spargendo aromi di mosto ovunque) , spezie (pepe) e violetta…
Sei d accordo Doc?
Ah si, scusa, anche foglia di tabacco! (grazie che ce l’hai ricordato!)
Al gusto pieno, rotondo e caratterizzato da una morbida trama tannica finale…
Ma anche leggermente sapido e minerale. Molto persistente (non finisce mai!) ed equilibrato…
Un vino che pulisce la bocca… la sgrassa!!!
Doc, se chiudi gli occhi non ti sembra di essere in un salone del castello davanti ad un camino in una sera tempestosa con la neve che ricopre ogni cosa?
Il calore di un calice di Fumin e del fuoco che scaldano l’animo?
Questo Fumin è anche questo: un rosso valdostano importante, in grado di emozionare per la storia che può raccontare.
Abbinamenti
Carbonada con polenta, mocetta di cervo, brasati di selvaggina, insaccati e formaggi
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Quando si apre, esplode
Oggi siamo nelle langhe e precisamente nel comune di Neive e ci accingiamo a percorrere un viaggio eno-fantastico degustando un Barbera d’Alba superiore – Dante Rivetti.
La scelta delle cantine e dei vini che degustiamo è sempre legata ad un filo conduttore. Quello di proporre vini e cantine che possono regalare un emozione, un momento non banale e scontato.
La famiglia Rivetti è sicuramente legata al suo territorio, e, come si legge sul loro sito web : «Famiglia e terra. Radici di piante ma anche di persone.»
Ci accompagna in questo viaggio Andre, una persona che questa zona la bazzica per lavoro abbastanza spesso.
Andre è un amante della buona tavola e del buon vino e quindi... chi meglio per degustare un rosso di questo territorio?
Il nome Langhe è di origine celtica e significa “lingue di terra”. Si riferisce alle colline allungate, spesso dai fianchi molto ripidi, disposte in modo da correre tra loro parallele a formare tante vallate profonde e strette, attraversate dal fiume Tanaro, che le separa in due zone: al nord il Roero, al sud la Langa.
Le valli e le colline creano dei microclimi tali da conferire una particolar aromi al vino che vi si produce.
Neive, bellissimo borgo antico, è famoso fin dall’800 per la la produzione di vini predecessori dei famosi grandi vini piemontesi di oggi.
Il suo territorio è veramente un susseguirsi di vigneti e bellissime zone collinari che meritano un viaggio solo per il paesaggio.
Vero Andre? Un cenno è veramente eloquente del suo assenso…
Ma parliamo di questa Barbera:
è un vitigno a bacca nera molto diffuso in Piemonte e di origine antichissima.
La grande versatilità e resistenza, mista al colore intensissimo, spinsero i contadini in passato a coltivarne il vitigno e produrne vino.
Da vino nel tempo da vino “rustico” divenne poi un ottimo vino conosciuto nel panorama dei grandi rossi della regione e non solo.
Il colore è di un bel rosso rubino intenso... lo definirei "rosso Avis “, con riflesso aranciato.
Proprio bello da guardare !
Se lo analizziamo all‘olfatto sentiamo una bella complessità di profumi (tradotto per i neofiti tante tipologie di aromi ).
Passiamo dai sentori di prugna matura, mora di rovo e marasca “marmellatosa”… note di spezie (pepato) , ma anche lievemente balsamico e crostatoso (pasta frolla)…
insomma Andre, ti viene voglia di berlo?
Si?
A chi lo dici !
Al gusto e un vino di buon corpo, equilibrato in cui ritroviamo tutto il naso di cui sopra… caldo e morbidissimo (quasi vellutato)…
noi ci abbiamo sentito anche un leggero sentore di un tubero strano ( tipo barbabietola rossa o simile) e vi sfidiamo a capire meglio!
La persistenza è notevole e ne berremo sicuramente più e più bicchieri…
L'armonia e il territorio sono in questo bicchiere… dai Andre riprenditi dall’estasi!
Con cosa lo abbineremmo?
Sicuramente un carpaccio all’Albese ma, una bagna cauda piemontese non sarebbe male seduta al tavolo con questo Signor vino!
Abbinamenti
Carne cruda all’Albese
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Un giallo paglierino intrigante
Ciao, oggi siamo in questa bella zona collinare pochi Km di distanza dal lago d’Iseo e da Brescia, in Lombardia, nei Comuni di Rodengo Saiano, Ome, Monticelli Brusati e Gussago per degustare un Camilucci Ammonites Saten.
Al è il nostro compagno di viaggio. Al è il diminutivo di Alfonso ma che così abbreviato ci ricorda un po’ un personaggio di un epoca passata, elegante e al tempo stesso composto.
Il nostro ospite è un amante della bolla, quella vera, quella che da emozione e ti lascia la pace nell’anima.
Qui i vitigni sono ovunque ma la ricerca di qualcosa che metta insieme la tradizione con l’innovazione è qualcosa di raro, di cui tutti si riempiono la bocca ma che poi rimane etereo nell’aria.
Siamo ai piedi del Monte Orfano, a un’altitudine di 236 m s.l.m., tra la pianura padana e il bacino idrografico del fiume Oglio.
Ci parlano di configurazione orobica del territorio.
Che dici Al? ci piace questa zona?
Lo vedo dai tuoi occhi che brillano che la risposta è positiva.
Allora sai cosa ti dico? Andiamo a vedere questa cantina di Stefano.
Anche perchè chi legge non è che ha sempre il tempo di sentire le chiacchiere di due appassionati che passerebbero le giornate a curiosare e scoprire cantine e vini.
Oggi si apprezza perfettamente il microclima mediterraneo, devo dire particolare per queste zone. (vedremo se poi si rifletterà nel vino).
Abbiamo scelto di degustare il Satèn di Camilucci. Perché? Non lo sappiamo di preciso, ma ci hanno parlato di passione e di voglia di fare qualcosa di diverso e noi siamo pronti.
Al ha scelto il Camilucci Ammonites Saten tra tutti i vin che la cantina propone. Immagino che sia per il fatto che il suo gusto è più spostato verso il Satèn che verso un’estrema freschezza del vino.
Abbiamo proprio voglia di sederci e gustare un buon calice guardando queste colline che hanno una «moquette di vigneti come la mia camera quando avevo 10 anni».
Satèn è un nome a metà tra il magico e l’inflazionato, dipende sempre da come si guardano le cose. In questo caso ricorda la delicatezza e l’eleganza della seta.
Al? Ci sei ancora?
L’unione di sole uve bianche, Chardonnay e Pinot Bianco, si fa sentire.
Che dici di questo bel colore? Un bel giallo paglierino intrigante…
Al naso è fine e preciso, con notevoli punte d’eleganza.
Se indaghiamo più attentamente scopriamo questa complessità con note di pesca e di mela bianca. Anche l’agrume fa capolino tra i sentori di frutta di questo vino. Anche Il miele partecipa alla gara dei profumi…
Al palato il diverso metodo di produzione, distribuisce la carbonica in maniera suadente, così da dare una cremosità latente al vino.
Buone le altre durezze, così da avere eleganza e volume. Profondo e persistente con aromi di mandorla, fiori e spezie dolci.
La traccia dei vini di Stefano è quella del sommo equilibrio, tra volume e verticalità.
Anche il Camilucci Ammonites Saten segue lo stesso cammino, essendo un ottimo Metodo Classico italiano.
Stefano Camilucci coltiva le uve del Franciacorta Satèn in diversi vigneti, posti in differenti comuni, ovviamente tutti in provincia di Brescia: Rodengo Saiano, Gussago, e Paderno di Franciacorta.
L’altitudine media è di 200 metri sul livello del mare, mentre il sistema di allevamento è a spalliera con potatura guyot.
Età del vigneto e densità
le piante hanno circa 20 anni con una densità di 5000 ceppi per ettaro ed una resa di 100 quintali.
Dopo la vendemmia manuale, giunge in cantina, e dopo una seconda selezione viene pressato in modo soffice.
Fermenta in contenitori di acciaio termo regolato.
Affina negli stessi contenitori per almeno 6 mesi. Rifermenta in bottiglia per almeno 36 mesi, sviluppando una pressione barometrica interna di 4,5 atmosfere, inferiore a quella del Metodo Classico che è intorno alle 6 atmosfere.
Questo diverso metodo di produzione, concede una carbonica meno pungente.
Bilanciate la freschezza e la sapidità. Arrotondate le durezze. Profondo e persistente il finale, con richiami di mandorla, fiori e spezie dolci.
Il Franciacorta Satén Millesimato rappresenta l’eccellenza del territorio, in quanto tipologia esclusiva che può essere prodotta unicamente in Franciacorta.
Il nome richiama la peculiare morbidezza tipica della seta, delicata ed elegante.
Così è il Satén, un incontro di sole uve Chardonnay e Pinot Bianco, che si distingue per l’ineguagliabile grazia del perlage e un sorso carezzevole.
Abbinamenti
Ideale con antipasti di pesce, crudi di pesce e sushi, pesce alla griglia, piatti vegetariani, formaggi freschi.




















