Buongiorno cari eno-lettori e ben tornati dalle ferie (siamo a inizi settembre, per chi non l’avesse capito…) e stiamo per conoscere il Sauvignon di Ferlat – 2021.
Oggi con la nostra voglia di viaggiare siamo di nuovo in Venezia Giulia, nel Collio, recisamente nella zona di Cormons (GO), bella cittadina di stampo asburgico contornata da piccoli e caratteristici borghi sul confine con la Slovenia, dove è poca la distanza tra monti e dal mare.
Il Collio è un inno alla natura, dove il turista può trovare accoglienza e ristoro in agriturismi, locande, cantine, trattorie e botteghe del vino… ma anche l’alternarsi castelli, chiese solitarie, borghi, leggende e poesie in lingue diverse ( viste le diverse influenze culturali).
Il nome Cormons, in particolare, rimanda nell’antichità, ai mitici Galli Carmones o Carmonenses.
Nel 1910, l’imperatore d’Austria-Ungheria Francesco Giuseppe concede a Cormons, già sede della dogana del brulicante confine tra l’Impero austro-ungarico e l’Italia, il titolo di città. Ne riconosceva così l’importante influenza strategica e la crescita economica.
Oggi siamo con Massimiliano, “Micio” per gli amici, uno che di viaggi se ne intende… e parecchio anche!
Chiediamogli cosa ci può dire di questo famoso “Collio”… e della città di Cormons…
Massi: «Siamo circondati da 1500 ettari vitati, tra boschi e colline, dove la natura e l’agricoltura sono protagonisti del territorio… Cormons ne è la capitale con il suo centro storico che vale davvero una piacevole passeggiata. Meta molto apprezzata da chi ama unire la bellezza del paesaggio alla curiosità di degustare ottimi vini. Lo stile di vita da queste parti è legato alla terra, alla sua storia e alla sua gente.
La coltivazione della vite nel Collio ha origine antichissime, risalenti all’epoca romana. La produzione dei vini intorno alla metà del terzo secolo».
Hai qualche curiosità locale Massi?
«Certo, a Cormons, in piazza 24 Maggio, c’è la statua del Lanciasassi, che rappresenta un ragazzino muscoloso nell’atto di lanciare delle pietre, opera del celebre scultore Canciani. Altra curiosità: secondo un’antica credenza tra le rovine della Rocca di Cormons si nasconderebbe una mappa del tesoro con avvolta all’interno una chiave. E questi oggetti permetterebbero di ritrovare le ricchezze di un crociato partito per la Terra Santa e mai più tornato.»
Un territorio che invoglia alla visita… il microclima, assolutamente unico per ventilazione ed escursione termica, si sposa perfettamente con la “ponka“, il caratteristico terreno del Collio, ideale per la coltivazione della vite.
In questo panorama fantastico si trova l’Azienda Ferlat, al cui comando sono due giovani viticoltori friulani che coltivano circa 7,5 ettari con i metodi dell’agricoltura biologica.
Ci piace pensare che Il concetto base che anima questa azienda è quello della ricerca e della produzione di vini con una spiccata personalità, riconoscibili e maturi.
Abbiamo scelto il Sauvignon di Ferlat – 2021 che è derivato da due vendemmie distinte: una precoce per il clone francese a grappolo compatto (parte più verde/barbatelle francesi giovani) ed una più tardiva per il clone italiano a grappolo spargolo (parte più matura).
La limpidezza e il colore bellissimo (un giallo paglierino che ricorda l’oro 17 K nel bicchiere) sono un invito esplicito alla degustazione…
Dai Massi, sentiamo i profumi… che ne dici?
«C’è una complessità (varietà) di sentori: di frutta (melone bianco, pesca bianca, mora di rovo) o erbacei ( fieno secco come nei cespugli quando eri bambino) o fiori (mi sembra sambuco)… ma è sicuramente un vino “gattoso” (come caratteristiche varietale nel senso buono del termine). Vi sfido a provare autonomamente!»
All’assaggio è un vino secco e di corpo (con una buona struttura), con una freschezza (acidità) abbastanza spiccata.
La sapidità non è molto marcata e la boccata finale lascia un lieve dolcezza finale.
Assolutamente consigliato agli amanti del Sauvignon.
Finiamo con il commentare la persistenza infinita e l’equilibrio fuori dal comune di questo Sauvignon di Ferlat - 2021.
Massi vuoi aggiungere qualcosa?
«Ritrovo quello che ho sentito al naso anche sul palato… è come avere in bocca una Fruit Joy “viola”… una finezza che abbaglia!»
Grazie Massi micio… Prezioso per Noi del blog come sempre!


